| Gaia: si proroga ancora, tra mille paradossi |
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| di Nino Piras | |
| martedì 10 giugno 2008 | |
ACUTO - Sembra indirizzarsi verso la continuità di rapporti con Gaia la vicenda della gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Sfumata l'ipotesi di realizzare un mini-consorzio tra Acuto, Piglio, Serrone e Trevi nel Lazio per le difficoltà organizzative e le incognite economiche che questa soluzione incorporava, riprende adesso quota la possibilità di rimanere in Gaia, almeno fino a quando si chiarirà la prospettiva verso cui questa società si sta muovendo. A seguito di un incontro tra il sindaco di Acuto Nazareno Pilozzi e il Commissario straordinario di Gaia, Andrea Lolli, è stata sollecitata una proroga di sei mesi durante i quali Gaia continuerà ad erogare il servizio a fronte del riconoscimento dell’aumento del corrispettivo economico richiesto nei mesi passati. E' una richiesta che ha ottime possibilità di essere accolta in tempi brevi. Potrebbe anche trattarsi del preludio ad un accordo di più lungo periodo, se Gaia riuscirà a trovare un acquirente (l'ACEA e l'AMA sarebbero ancora interessate, a fronte però di un esborso minimo) iindividuando in tal modo una strada per uscire dalla difficile situazione finanziaria in cui versa ormai da diversi anno. L'ambiguo ruolo della Regione Lazio nell'evoluzione della vicenda Gaia Anche in queste ultime settimane la Giunta della Regione Lazio sembra aver giocato un ruolo non secondario nella decisione, condivisa da molti comuni inizialmente contrari, di continuare ad avvalersi dei servizi di Gaia. Numerose e di vario genere sono state le pressioni esercitate nei confronti di tutti gli enti locali coinvolti che hanno finito per minare la compattezza con la quale, almeno in una prima fase, essi stavano marciando verso la costituzione del mini-consorzio. Il limite degli interventi della Regione, in particolare dell'assessore Tibaldi, è stato quello di essere incentrati principalmente, se non esaustivamente, sulla difesa dei livelli occupazionali, omettendo di assumere una posizione (e una responsabilità) chiare sulla situazione complessiva della Gaia SpA e procrastinando decisioni fondamentali in materia di politica di smaltimento dei rifiuti. Sarebbe stata auspicabile, e doverosa da parte di un ente come la Regione, una maggiore attenzione nelle fasi di pianificazione e di controllo sull'operato di una società che ha di fatto assunto il monopolio della gestione di un servizio fondamentale su un'area assai estesa del territorio regionale, anche in virtù dell'appoggio ottenuto da parte dei principali partiti (AN e DS in primis) e i cui errori gestionali vengono oggi fatti pagare, a caro prezzo, all'intera cittadinanza. La difesa dei valori occupazionali, se disgiunta dalla capacità di mantenere i conti ordine, non può infatti che rivelarsi per quel che è: una effimera presa in giro, come dimostra la situazione della Fiuggi Terme, non a caso frutto di un "accordo" siglato un paio d'anni fa tra Regione e Gaia Spa. Ma non solo la Regione si è dimostrata carente sul piano della prudenza: ancor più grave è la sua latitanza sul piano della programmazione. Il piano regionale dei rifiuti è ancora un oggetto misterioso, mentre dovrebbe costituire un punto di riferimento per gli operatori del settore e, ovviamente, per le decisioni prese a livello più basso dagli gli enti locali subordinati. Ma se le decisioni a monte non sono ben ponderate, portano inevitabilmente a errori e distorsioni ai livelli più bassi. Il tema dello smaltimento: un risparmio potenziale di 40.000 euro l'anno Una novità significativa emersa in questi giorni sta ad esempio nella richiesta, avanzata di comune accordo dal Comune di Acuto e da Gaia stessa, di conferire i propri rifiuti, anziché alla discarica di Colfelice, a quella di Colle Fagiolara, nei pressi di Colleferro. Appare infatti, almeno in questo caso specifico, irragionevole il vincolo che la Regione ha imposto nel conferire i rifiuti in una discarica della stessa provincia del comune che li produce. La discarica di Colfelice dista un centinaio di Km da Acuto e dai comuni del circondario, quando ne esiste una a Colleferro che dista appena una ventina di Km, anche se si deve attraversare la "frontiera provinciale". ![]() Gli itinerari per raggiungere le due discariche: in rosso, Colle Fagiolara, in blu Colfelice. In virtù dei minori costi di trasporto, oltre che di afferenza (la differenza in questi casi è di oltre 30 euro per tonnellata, più del 30%), si è calcolato che il vantaggio economico per il Comune di Acuto, a parità di servizio, si aggirerebbe intorno ai 40.000 euro l'anno. Anche Gaia avrebbe da guadagnarci, in quanto gestisce direttamente la discarica di Colle Fagiolara, mentre quella di Colfelice è gestita da una terza società, la SAF. Se davvero la Regione è intenzionata a salvare i posti di lavoro, è anche su questi aspetti che occorre lavorare per ottimizzare il costo dei servizi. Una escalation preoccupante: i costi del servizio, e la TARSU Costi, quelli per la raccolta e smaltimento dei rifiuti, che nel corso degli ultimi anni sono esplosi in modo apparentemente incontrollabile: per il Comune di Acuto il costo del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti è passato, dal 2001 al 2008, da 142.000 a 296.000 euro, con un aumento medio, anno su anno, di oltre l'11% per sette anni consecutivi a fronte di un tasso di inflazione ufficiale compreso tra il 2 e il 3%. Si tratta di un costo enorme posto sulle spalle dei cittadini, i cui stipendi e le cui pensioni, quando ci sono, sono rimasti sostanzialmente immobili. Quel che è più grave è che si tratta di costi non esaustivi, e destinati ad aumentare ulteriormente in futuro. Non sono esaustivi, in quanto restano da "assorbire" in qualche modo gli ingenti debiti accumulati nel corso degli esercizi passati: le decine di milioni di euro erogati dalla Cassa Depositi e Prestiti, sostanzialmente inesigibili, così come i finanziamenti a fondo perduto erogati a più riprese dalla stessa Regione. Tutti costi che non compaiono direttamente in bolletta, ma che la cittadinanza sarà chiamata, in un modo o nell'altro, a saldare. L'aumento dei costi in futuro è legato, oltre alla necessità di riassorbire i debiti pregressi, anche a scelte gestionali che sembrano determinate non già da criteri di effiacia ed efficienza, ma dalle medesime logiche che hanno portato alla costituzione di una società ipertrofica da tutti i punti di vista. Rompere questa catena, ristrutturare con coraggio e anteporre l'interesse generale ai mille particolarismi è la sola scelta razionale e davvero coraggiosa che varrebbe la pena sostenere: ma vi è qualche dubbio che qualcheduno dagli uffici della Regione trovi il coraggio di formularla. Le implicazioni economiche Continuare a proteggere e a sovvenzionare una società incapace di trovare un equilibrio economico a spese della collettività è un ottimo modo per conservare le condizioni di un sottosviluppo economico duraturo, producendo danni di varia natura all'intero sistema economico regionale. Da una parte, come si è visto, si sottraggono risorse ai cittadini e alle imprese per destinarli a mantenere in vita una impresa inefficiente impoverendo gli uni e penalizzando le altre sul piano della concorrenzialità; dall'altra si fa concorrenza sleale a quelle imprese operanti proprio nel settore dei rifiuti che vorrebbero competere a condizioni di mercato: non è un caso che molti comuni che hanno scelto di non continuare ad avvalersi dei servizi di Gaia stiano incontrando difficoltà più o meno grandi nell'individuare altre società interessate a gestire il servizio. A Paliano non ci sono state risposte al bando di gara emanato dal Comune; a Ferentino sono pervenute quattro proposte di società, le cui sedi si trovano rispettivamente a: Monza, Roseto degli Abruzzi, Modena e Bologna. Nessuna società locale ha resistito nel clima asfittico degli anni passati da una situazione di totale alterazione del libero mercato. Ci sarebbe da porsi qualche domanda al riguardo: quanti posti di lavoro produttivi sono andati perduti con queste modalità? Sono stati difesi con la stessa forza? E perché no? Ma sono domande che ci porterebbero ad eccessive divagazioni... I costi ambientali Restano da evidenziare in ultimo i costi ambientali di tutta questa situazione: la diffusione della raccolta differenziata non solo non ha fatto passi in avanti negli ultimi anni, ma addirittura ha fatto clamorosi passi indietro. La convenienza economica di Gaia è stata infatti quella di portare la maggior quantità di rifiuti in discarica, ma soprattutto negli inceneritori (impropriamente ribattezzati: "termovalorizzatori"), attraverso i quali è per essa lucra un incentivo per la produzione di energia elettrica da "fonti alternative", in barba alle norme europee che proibiscono tale pratica. E' infatti assurdo che la collettività paghi un contributo "ecologico" per bruciare rifiuti che, invece, potrebbero essere reciclati, con un guadagno economico oltreché ambientale. Ma questo è solo uno dei tanti paradossi di una situazione che, come si diceva prima, occorrerebbe avere il coraggio di iniziare ad affrontare seriamente prima che incancrenisca ulteriormente. |
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