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La protesta degli operai Videocon |
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di Andrea
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lunedì 09 giugno 2008 |
ANAGNI - Oltre 1400 lavoratori della Videocon di Anagni sono scesi ieri mattina in strada per protestare contro la proprietà dello stabilimento, la famiglia indiana Dooth che dopo tre anni di sacrifici per gli operai, ha comunicato di voler rivedere il piano industriale.
Un'ipotesi che ha infuriato sindacati ed operai che hanno dato vita ad un'imponente manifestazione per far sentire la loro voce fino al Governo italiano. Il corteo, organizzato da tutte le sigle sindacali, è partito alle otto e mezza dal piazzale antistante la fabbrica per poi raggiungere la via Casilina e l'Anticolana. Le due arterie più importanti del Nord della ciociaria sono state bloccate fino al primo pomeriggio con notevoli ripercussioni sul traffico e lunghe code da Colleferro a Frosinone. Ma gli operai Videocon non si sono fermati: alle 11,20 hanno varcato le sbarre del casello autostradale di Anagni fermandosi al centro della carreggiata e bloccando di fatto l'autostrada. A quel punto si sono fermate lunghe code auto. Molti automobilisti sono scesi dalle autovetture dando solidarietà agli operai della Videocon, una azienda che, dopo aver ottenuto tre anni di cassa integrazione, deve ancora realizzare la riconversione industriale che dovrebbe portarli da leader di cinescopi a produrre anche plasma e condizionatori d'aria. Il blocco dell'A1 è durato fino a mezzogiorno quando i sindacati sono venuti a conoscenza di una comunicazione inviata dal comando generale dei carabinieri alla Presidenza del Consiglio. «La nostra voce è arrivata fino a Roma. Ora possiamo togliere il blocco e tornare sulla Casilina - hanno detto agli operai i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil - Abbiamo diviso l'Italia in due dal punto di vista viario, ma l'abbiamo unita da Nord e Sud per la nostra giusta causa. Abbiamo avuto la solidarietà di tutti. Questa non è la fine delle nostre iniziative di protesta, ma solo l'inizio. Continueremo fino a quando la proprietà indiana ed il Governo non ci incontreranno e non ci daranno garanzie». Al casello di Anagni si era precipitato anche il presidente della Provincia Francesco Scalia. «Sono stato sempre al vostro fianco e continuerò a farlo - ha spiegato - La proprietà indiana dopo gli impegni del Governo e della Ue non può andarsene così. Dobbiamo fare di tutto per non far morire la capacità produttiva di questa fabbrica». In testa al corteo anche i sindaci tra i quali quello di Morolo, Massimo Silvestri. «Sono qui in doppia veste, come sindaco e come dipendente Videocon. Dopo tre anni si vede poco del piano di riconversione, ma dobbiamo continuare a crederci». Esasperati gli operai: «Sono tre anni che viviamo con 800 euro al mese, abbiamo famiglia non ce la facciamo più. Lo Stato ci aiuti. Sembra di assistere al nostro funerale», ha detto per tutti Giuliano Conti. Ma per molti di loro c’è anche il rischio di un’altra disavventura: ieri la Digos ha acquisito i filmati del casello autostradale e sta valutando se deferire i sindacalisti e i rappresentanti delle Rsu che hanno occupato l’A1 alla magistratura. Gravi i reati che potrebbero essere contestati: si va dall’interruzione di pubblico servizio all’attentato alla sicurezza dei trasporti. Il corteo infatti ha invaso la sede autostradale senza alcuna precauzione. Ma non è finita: lunedì nuova protesta, appuntamento alle 8 di mattina davanti ai cancelli. (da: IlMessaggero) |