| Scritto da Redazione,
08 05 2008
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Pubblicato in : , Cronaca |
ANAGNI - La CGIL interviene attraverso un duro comunicato stampa sulle voci, sempre più insisteniti, di una possibile chiusura del reparto di Ostetricia del nesocomio di Anagni.
"Ci risiamo! Forse è dir poco. In data 28 aprile la dirigenza aziendale convoca le OO.SS. per definire il destino del reparto di Ostetricia e ginecologia dell’Ospedale di Anagni come dare l’aspirina al paziente in coma irreversibile. I fatti sono questi: il reparto di Ostetricia è stato sottodimensionato e poi disattivato dal 1995 al 1998. Riaperto nel luglio del 1998 con progressivo e faticoso assestamento sui 300 parti l’anno (2004) per raggiungere i 330 nel 2005. La dirigenza aziendale ha sempre manifestato la volontà di chiudere il reparto per scarsa produttività, ignorando l’allineamento delle prestazioni erogate con i parametri previsti dalla delibera di giunta regionale n.3992/92 per “un punto nascita di I° livello”. Le promesse di affidare all’equipe di Anagni la gestione dei consultori di Anagni,Fiuggi e Paliano per recuperare ulteriore utenza dal territorio sono svanite. La richiesta di un apparecchio ecografo per il monitoraggio della gravidanza è rimasta inevasa. La sostituzione per malattia di un dirigente medico a tutt’oggi dopo 16 mesi è stata disattesa. Nonostante le numerose segnalazioni agli organi competenti e poi alla dirigenza aziendale le problematiche sono rimaste irrisolte. A tale quadro si sono aggiunte la demotivazione dei medici del reparto che si sono sovraccaricati di turni e responsabilità fino a richiedere la mobilità per strutture romane a partire dal 1° maggio. La CGIL FP e la CGIL medici disapprova una condotta aziendale che pone le problematiche solo nel momento in cui la situazione è gravemente irreversibile. Cosa può dire la nostra organizzazione sindacale di fronte al decesso ormai avvenuto di una struttura. Chi ci rimette sempre è il cittadino che non sa dove andare a curarsi. Il cittadino ha il diritto di sapere a chi rivolgersi per richiedere specifiche prestazioni. La gravità della situazione è data dal fatto che la stessa Azienda USL di Frosinone non sa quali sono le strategie aziendali e come attuarle. L’Atto Aziendale presentatoci dall’Azienda nel 2007 è stato ampiamente criticato dalla CGIL e da numerosi sindaci e da quel dì non abbiamo più avuto notizie. E’ giunto il momento che l’Azienda si confronti con la CGIL e con i cittadini con proposte serie e perseguibili presentando un Atto Aziendale degno di una Azienda e di un Piano Sanitario Locale realistico alle esigenze del territorio". |
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