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il giornalino di Acuto - Frosinone

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Intervista al PS sulle elezioni politiche PDF Stampa E-mail
di Redazione   
lunedì 05 maggio 2008
Nello SerafiniACUTO - Proseguiamo con la pubblicazione delle risposte al questionario che abbiamo distribuito ai rappresentanti dei diversi partiti politici acutini, chiedendo loro un parere e una valutazione sull'esito elettorale. Contiamo di ricevere le risposte mancanti nei prossimi giorni. E' adesso la volta del rappresentante del Partito Socialista, Nello Serafini.

Che valutazione dai delle ultime elezioni politiche a livello nazionale? Chi sono i vincitori, e chi i vinti?
C’è un solo vincitore, ed è Silvio Berlusconi. Sconfitta è la sinistra nella sua interezza, è una falsa impressione quella dell’affermazione del PD, che si è limitato a confermare i voti che l’Unione già aveva, pagando però un prezzo politico altissimo. Ora si tratta di ricostruire, ma è importante anche individuare le responsabilità di questa sconfitta storica.

C’è stato un desiderio di Veltroni di arrivare a contarsi, distinguendosi anche artificiosamente rispetto alle forze di sinistra, pur sapendo di essere una forza minoritaria, e aprendo così la strada alla facile vittoria della destra berlusconiana, che addirittura ha potuto rinunciare all’apporto dell’UDC.
A dicembre dello scorso anno, pochissimi mesi fa, quindi, Berlusconi era venuto a trovarsi in una condizione di totale isolamento politico, aveva rotto con i suoi alleati e anzi Casini e Fini lo dileggiavano apertamente.
Erano ormai arrivati agli insulti personali e alle reciproche minacce di ritorsioni politiche. E’ in questo momento che Veltroni ha aperto alle trattative sulla legge elettorale, scegliendo inspiegabilmente come suo interlocutore privilegiato proprio Berlusconi, anche a costo di mettere in crisi i rapporti con la sinistra.
E’ così arrivato alla famosa assemblea di Orvieto dove ha lanciato lo slogan “io corro da solo”, decretando sostanzialmente la fine del governo. Questa operazione ha rimesso in sella Berlusconi rendendo inevitabile un esito elettorale di questa portata, che ha regalato l’Italia alla destra per i prossimi anni.

Tra gli sconfitti di queste elezioni sicuramente c'è la sinistra: reputi che in Italia ci sia ancora bisogno di una sinistra rappresentata in Parlamento?
Sicuramente la grande sconfitta di queste elezioni è la sinistra, intesa però nel senso più ampio del termine. Politicamente, la sinistra è stata sconfitta a causa della volontà da parte di Veltroni di operare questa differenziazione sfruttando il meccanismo di una pessima legge elettorale per egemonizzare dal centro una cultura politica che invece è composta da molte anime diverse tra loro.
Dal punto di vista programmatico la sinistra ha avuto il torto di non saper ascoltare e rappresentare i problemi concreti di quella parte della nazione che da sempre è quella che la sinistra intende rappresentare: in particolare il mondo del lavoro, dagli operai sottopagati ai lavoratori precari, giovani e meno giovani, che non sono in grado di sviluppare un proprio progetto di vita. E’ mancato un discorso chiaro sul tema della precarietà, interpretato da moltissime aziende in modo becero e miope. Rispetto a questi grandi temi la sinistra non è stata in grado di contrapporre un progetto credibile. E’ su questo, sulle condizioni di vita dei pensionati, sui diritti delle donne, sul tema dall’immigrazione, che la sinistra deve rinascere nel quadro di un grande progetto riformista che consenta al nostro paese di rimettersi a correre e di tornare competitivo nel contesto europeo e internazionale.


Diliberto ha suggerito di ripartire dal recupero del simbolo della falce e martello: è la direzione giusta per il rilancio della sinistra?
Non è una questione di simboli, il problema è quello di essere in grado di rielaborare idee nuove, progetti nuovi che possano dare risposte ai problemi veri dell’Italia del 2010. Riproporre vecchi simboli che non corrispondono più alla realtà può forse far recuperare una parte dei voti dei nostalgici, ma è un modo di porre ostacoli all’innovazione della proposta politica della sinistra italiana di cui invece si avverte fortemente l’esigenza.

A Roma si sta sviluppando una polemica per la possibilità di un apparentamento tra la lista di Alemanno e quella di Storace: credi che ci sia spazio per una collaborazione tra la destra di governo e le aree più radicali e nostalgiche?
L’apparentamento in sostanza c’è stato, anche sulla base dei rapporti tra Alemanno e Storace. Decisiva per l’esito elettorale è stata però la decisione del Partito Democratico di ricandidare Rutelli dopo molti anni dalla sua uscita di scena dal Campidoglio.

Che prospettive si aprono ora per la forza politica che rappresenti? E per la tua area di riferimento (destra, centro, sinistra)?
Il Partito Socialista è pronto a ricominciare da 1, forte di una presenza radicata sul territorio e di una proposta politica valida: stiamo dimostrando di avere una carica aggregativa come esperienza fortemente radicata a sinistra, ma capace di esprimere una visione riformista, aperta cioè alle sfide del futuro e non ancorata solo alle esperienze del passato.
L’Italia ha bisogno di una forza di sinistra di questo tipo: l’esclusione della sinistra dall’attuale parlamento sicuramente non sarà un dato definitivo.  I socialisti esprimono una cultura, una storia politica che ha molto da esprimere e che deve tornare a dare rappresentanza ai lavoratori e alle forze produttive del nostro paese.

Quali sono i risultati che, tra le altre forze politiche, ti hanno sorpreso, in positivo e in negativo?
A parte la sconfitta della sinistra, di cui si è già parlato, è stata evidente l’affermazione della Lega, che forse avrebbe preso voti anche da noi nel Lazio se si fosse presentata col suo simbolo. E’ uno dei pochi partiti attivi sul territorio, in grado quindi di intercettare veramente le esigenze dei cittadini, e di saperle poi tradurre in una proposta politica. Ovviamente noi non condividiamo le soluzioni proposte, in molti casi semplicistiche e troppo drastiche per essere realmente percorribili, ma occorre recuperare il contatto con il territorio.

Ci saranno ricadute a livello locale per la forza politica che rappresenti? In che termini?
Le ricadute dovrebbero in realtà riguardare principalmente i due partiti che compongono la maggioranza, più che noi socialisti. Per noi è cambiato poco. C’è da dire che in Consiglio Comunale, a tutt’oggi, non si è vista nessuna differenziazione rispetto a tutte le votazioni, dal bilancio agli altri problemi che sono stati affrontati in questi mesi, al contrario dell’evoluzione tra i rapporti tra Partito Democratico e Sinistra Arcobaleno che si sono registrati a livello nazionale. Da questo punto di vista le prospettive ancora non sono per nulla chiare.

 
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