il giornalino di Acuto - Frosinone

Lunedì, 02 Gennaio 2012 10:25

Frosinone, i musicisti nella storia locale

Sample ImageTREVI NEL LAZIO - Come da programma, lo scorso 27 dicembre, presso il Conservatorio di Musica “Licinio Refice” di Frosinone, si è svolta la conferenza illustrativa del Progetto di ricerca documentaria e bibliografica (secc. XVI-XX) "I Musicisti della Provincia di Frosinone nella storia”.
L’iniziativa promossa dall’Istituto di Bibliografia Musicale di Roma è stata realizzata con il contributo della Regione Lazio- Assessorato Cultura, Arte e Sport e della Provincia di Frosinone.
Nelle diverse configurazioni storiche e amministrative del suo territorio (Ciociaria, Provincia di Campagna attuale Provincia di Frosinone), l’area dell’attuale Provincia ha visto la nascita e l’attività di importanti figure della storia musicale italiana (compositori, direttori d’orchestra, direttori di bande, cantori, cantanti, organisti, pianisti, flautisti, etnomusicologi, editori musicali, collezionisti, organari, liutai e fonditori di campane).
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Martedì, 06 Dicembre 2011 19:03

SAI: mostra archivistica sugli anni Cinquanta

Sample ImageACUTO - Al via un nuovo ciclo di appuntamenti del Sai, Sistema Archivistico Intercomunale di Acuto, Paliano, Piglio e Serrone. Dopo le precedenti edizioni dedicate all'emigrazione, al baliatico e alla seconda guerra mondiale, l’attenzione quest’anno si concentra sul periodo della ricostruzione e della ripresa nell'Italia degli anni Cinquanta.
 Quanto si percepisce in luoghi come questi, per lo più ad economia agraria, lo sviluppo che porterà nel giro di pochi anni al cosiddetto boom? Come cambia la vita delle persone, quanta voglia di ricominciare c'è dopo la tragedia della guerra, quale energia mette in campo la nuova generazione di allora, quella gioventù che in altre parti del mondo verrà definita perfino bruciata?
Pubblicato in Cultura & Turismo
Domenica, 04 Dicembre 2011 10:29

Castagno, albero multivalente da riscoprire

Sample ImageROMA - In questi mesi, diversi Convegni in diverse regioni italiane hanno parlato della multifunzionalità del castagno. A questa  multifunzionalità si sta ricorrendo nell’obiettivo finale di incrementare il reddito dei territori che ancora hanno boschi e impianti castanicoli di tipo tradizionale, e che nell’economia diretta delle produzioni di castagno non trovano più sostentamento economico sufficiente.
Sarà possibile? 
Vi invitiamo a accompagnarci in un percorso conoscitivo sul ilgiornalino.net.  
Cosa è la “multifunzionalità”? qualcuno la chiama plurifunzionalità, altri polifunzionalità.
È una caratteristica che significa rispondenza a molte funzioni, cioè a molte attività, compiti, facoltà.



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Mercoledì, 11 Giugno 2008 23:47

La Chiesa Collegiata di Santa Maria

La chiesa di S.Maria è tanto antica che se ne ignora l’esatta data di fondazione. L'edificio originario, molto più piccolo dell'attuale, dovrebbe risalire alla fine del XI secolo.  La prima documentazione certa risale al XIII secolo: il papa Bonifacio VIII intorno al 1290, emanò infatti una bolla in cui prometteva indulgenze a chi avesse fatto delle donazioni Chiesa di S. Maria Assunta in Acutoper la ristrutturazione di questo edificio sacro. La costruzione originaria doveva avere una forma abbastanza tozza, di non grande pregio artistico; fu restaurata in varie occasioni nei secoli successivi. Particolarmente importanti furono i lavori di ampliamento e riordinamento dell’architettura eseguiti nel 1574,  che la resero la chiesa “più insigne di tutta la diocesi” secondo la definizione dell’allora vescovo di Anagni Lomellini, e nel 1729, questi ultimi necessari ad accogliere nella Collegiata una popolazione in costante crescita. Nel 1870 lo Stato Pontificio finanziò con 17.700 scudi  il grandioso intervento di restauro (in realtà fu quasi una ricostruzione) che ha dato la forma attuale alla chiesa. L'entità della somma stanziata corrisponde alla grandiosità dei lavori. La chiesa fu alzata (il soffitto si trova a 17 metri di altezza) e allungata (la facciata fu spostata in avanti di quasi dieci metri), furono ampliati i rami del transetto e l'abside, completando il tutto con una enorme volta a botte. Ma la vera particolarità della Chiesa sono gli stucchi, realizzati con abilità e raffinatezza dal maestro Paniccia di Sgurgola, il quale era però un massone e aveva in antipatia il potere temporale della Chiesa. La polemica era tanto più viva, in quanto proprio in quegli anni si stava realizzando l'Unità d'Italia. In polemica coi propri committenti, egli utilizzò in tutta la chiesa come motivo decorativo il Corvo (simboleggiante la Chiesa) che si china e... se la fa sotto di fronte all'Aquila della Monarchia Sabauda.
Questa chiesa ospita anche una serie di quadri e statue, per lo più risalenti al XVIII secolo, di rilevante valore artistico. In particolare merita di essere citata la Madonna del Salvatore.

Scarica la scheda storico-architettonica sulla chiesa di Santa Maria Assunta (4,5 MB)

Santa Maria Assunta e Castello di Acuto
Santa Maria Assunta e Castello di Acuto



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Mercoledì, 11 Giugno 2008 23:43

Maria De Mattias, apostola del sangue di Cristo

Questa è la storia di una giovane donna d'Ottocento, non una semplice ragazza, ma uno spirito determinato e a dir poco innovativo per la sua epoca.
La nostra protagonista, Maria, nasce a Vallecorsa un piccolo grappolo di case nel cuore della Ciociaria il 4 febbraio dell'anno del signore 1805.
Figlia di Giovanni de Mattias, gonfaloniere del comune e Ottavia de Angelis, donna di famiglia benestante la nostra fanciulla viene battezzata il giorno stesso della sua nascita nella chiesa di San Martino con il nome di Maria Matilde, ottava figlia di una serie di fratelli di cui rimarrà viva solo la sorella Vincenza.
Il 16 agosto del 1808 viene alla luce il fratello Michele Filippo Rocco che risulterà per lei valido aiuto e sostentamento nelle dure prove che la vita riserverà a questa giovane ciociara.
Maria cresce, e insieme a lei aumenta nel suo animo l'attrazione per le storie della Genesi che papà Giovanni amorevolmente le narra tutte le sere tenendola sulle sue ginocchia accanto al focolare.
Il 10 giugno del 1815 riceve la Cresima e un anno dopo la prima comunione.
Come tutte le brave e diligenti ragazze della sua età, Maria impara a ricamare e al tempo stesso a leggere grazie all'utilizzo della “santa croce”: il panno da cui si copiano le lettere da imprimere sugli indumenti del corredo.
E' ormai cresciuta la piccola Maria, il suo corpo sta cambiando, la sua bellezza è ormai troppo evidente.
Uno specchio e una spazzola, nulla di più, oggetti che diventano a poco a poco compagni nei lunghi pomeriggi passati a spazzolare i folti capelli corvini.
La vanità cresce in lei, ma il Signore le sta amorevolmente preparando i primi segnali della sua misericordia.
Tra il 1820 e il 1822 Maria inizia le sue prime esperienze e scoperte in campo mistico.
Le favole di papà Giovanni sono state sostituite da una accurata lettura degli scritti di Santa Caterina, e anche l'attenzione per lo specchio sta via via scemando.
Una voce chiama Maria e la distoglie dalle attenzioni per se stessa.
Viene da li, proprio accanto al letto. Si tratta del quadro della “Divina Maternità”, portato in dote da Ottavia dopo le nozze con Giovanni.
La Madonna richiama tanto l'attenzione  di Maria che ella finirà col contemplare quell'immagine molto più di quanto non abbia già fatto con lo specchio.
Nel marzo del 1822 poi, quell'incontro decisivo.
Durante una missione popolare, il fondatore dell'ordine dei Missionari del Preziosissimo Sangue, San Gaspare del Bufalo, arriva a Vallecorsa.
Maria rimane incantata, attratta dalle parole di quella figura mistica che la indirizzerà verso il culto del Divin Sangue scaturito del sacrificio dell'agnello, sangue che ella vede disperso nelle stragi compiute in quegli anni dalle truppe napoleoniche che invadono lo Stato Pontificio, Maria non può sopportare tutto questo.
Nel 1824, forte di tale devozione, Maria de Mattias affida la direzione del suo spirito a Giovanni Merlini, collaboratore di San Gaspare e suo successore come superiore generale dell'ordine dal 1857.
Da questa persona di forte carisma Maria si lascia guidare per tutto il corso della sua vita.
Merlini intravede in Maria la persona adatta alla fondazione femminile ispirata al Sangue di Cristo, secondo il progetto di San Gaspare.
La presenza di Giovanni Merlini nella vita di Maria de Mattias è incisiva da tutti i punti di vista; ne è chiara testimonianza l'intensa corrispondenza epistolare tra i due.
Da quando il padre spirituale le affida le Figlie di Maria, inizia per la giovane maestra di Vallecorsa l'attività apostolica con le coetanee tra le mura domestiche.
Nel 1827 Maria entra tra le Maestre Trinitarie per un tirocinio nella vita religiosa e nel lavoro educativo. La Provvidenza, nel frattempo, preparava un altro piano volto alla fortificazione dell'animo della ragazza.
Santa Maria De Mattias
Santa Maria De Mattias

Inizia  allora un periodo tragico nella vita della nostra protagonista.
Il 31 gennaio del 1829 muore la sorella Vincenza e il 17 agosto dell'anno successivo la madre Ottavia.
Scossa da questi episodi Maria prende una decisione: dedicare l'intera esistenza per “dar gusto a Dio” ed educare il “caro prossimo” al culto del Divin Sangue.
E' forse in questa determinazione che si coglie l'animo innovativo di questa semplice ma allo stesso tempo grande donna d'Ottocento.
Una ragazza, così giovane, non solo è capace di leggere e scrivere, ma è intraprendente fino al punto di diventare addirittura maestra. Non si tratta di una semplice educatrice, Maria è l'insegnate dei poveri, con la straordinaria capacità di unire all'educazione delle giovinette una intensa predicazione ed evangelizzazione.
Nelle testimonianze del tempo, c'è chi giura di averla vista sollevarsi da terra durante una predicazione in chiesa.
Questo sengo evidente della Provvidenza Divina, sottolinea come lo Spirito Santo abbia agito in modo fervido durante le sue omelie, nonostante ella venisse continuamente additata e osteggiata dal collegio sacerdotale.
Il 1 marzo del 1834 lascia Vallecorsa e sosta a Ferentino . Qui incontra il vescovo Giuseppe Maria Lais e riceve l'incarico di fondare una scuola ad Acuto.
In tale occasione Maria dichiarerà apertamente di voler fondare un'Istituto.
Parte quindi per Acuto, accompagnata dalla domestica di famiglia Maria Tullio dopo aver ricevuto la benedizione paterna a Vallecorsa presso la Porta Missoria.
Il viaggio non è semplice. In sella ad un asino Maria è costretta a superare terreni cosparsi di rovi o aspre rocce e a viaggiare di giorno e di notte.
Le coincidenze aggravano la situazione: la prima notte di viaggio l'olio della lampada va esaurendosi.
Si narra che la Divina Provvidenza, a cui Maria affidava tutte le sue speranze, abbia riacceso il lume quella sera, permettendo alla nostra santa di giungere ad Acuto.
E' domenica, precisamente il 2 marzo del 1834 quando Maria sale le pendici del monte Acuto e, arrivata in paese, trova ospitalità presso la famiglia Longo.
Il giorno seguente si stabilisce in casa Pilozzi e il 4 marzo dello stesso anno dà vita a quel progetto che ella stessa volle “ a gloria di Dio”.
Fondata la Congregazione delle Adoratrici del Sangue di Cristo, trasferisce il 27 giugno la sua residenza in casa Frasca e nel febbraio del 1835 accoglie Anna Farrotti, la sua prima compagna.
Il 5 luglio dello stesso anno celebra, alla presenza di Giovanni Merlini e della sua compagna, il primo Congresso dell' Istituto.
Dopo essersi trasferita ancora, nel palazzo vescovile di Acuto, inizia le lunghe trattative per ottenere l'ospedale che sta cadendo in rovina.
Il 22 novembre del 1837 presenta al nuovo vescovo di Anagni, Monsignor Annovazzi, le prime regole del neonato ordine.
Una sensazione di febbricitante zelo per il progetto appena realizzato arde nel cuore di Maria, che non vuole nemmeno dare a vedere la malattia che intanto comincia a farsi sentire.
Sfortunatamente il 16 settembre del 1839, all'età di 72 anni, il padre Giovanni muore. Quale colpo peggiore avrebbe potuto riservarle il destino? L' animo di Maria perde il suo spirito di iniziativa, nulla va per il verso giusto: le suore non hanno una sede fissa, cosa che mira seriamente la stabilità dell'ordine, e ora quel Dio per cui ha abbandonato la sua famiglia ha deciso di togliergli anche la persona a lei più cara, quel padre che l'aveva cresciuta nell'interessse per la parola del Signore.
Si sente sempre più abbandonata Maria, non solo dal vescovo, non solo dal mondo, ma a volte dallo
stesso Gesù che aveva deciso di sposare. Nonostante tutto è troppo forte la fede in lei, pur vacillante si inginocchia costantemente ai piedi della croce e chiede forza, continua energia per superare anche questo ostacolo.
Il Signore, misericordioso verso i suoi figli, ancor di più per coloro che egli ha scelto per concorrere alla sua gloria non rimane impassibile alle preghiere di Maria.
Le lunghe trattative per la concessione della casa madre hanno finalmente una conclusione e il 27 agosto del 1843 la congregazione si trasferisce nell'ex ospedale restaurato al quale verrà successivamente annessa la piccola chiesa dell'Immacolata, qualche anno prima della proclamazione del dogma della Immacolata Concezione.
La vita di Maria de Mattias continua, intrisa di eventi come non mai.
E' ormai fiaccata dalla malattia la nostra protagonista, ma rifiuta le cure: deve continuare nella sua opera.
Dopo aver ottenuto il decreto di lode del Papa Pio IX è costretta ad allettarsi il 30 aprile del 1866.
Il giorno seguente celebra il suo ultimo Congresso per designare la nuova superiora della Congregazione che ormai era dedita anche e soprattutto all'educazione delle giovani fanciulle.
Il 20 agosto dell'anno del signore 1866, all'età di 61 anni, Maria alle ore 2.15 torna gloriosa vincitrice di una vita affaticata alla casa di quello “sposo amorosissimo” per cui aveva ardentemente lavorato.
La congregazione contava allora 200 suore divise in una sessantina di comunità italiane ed estere.
Dopo diverse battaglie, il 16 febbraio del 1936 sua santità Pio XI proclama solennemente le virtù eroiche di Maria de Mattias, beatificata successivamente da Papa Pio XII il 1 ottobre del 1950.
Il 18 maggio del 2003 sua santità Giovanni  Giovanni Paolo II la innalza alla gloria degli altari, conferendole quella aureola di luce che si era abbondantemente guadagnata in una vita di tanti sacrifici.

“ Perché una goccia del mio sangue unito al Vostro, o Signore,  giovi alla salvezza del mondo”

Ecco, semplici parole, scritte di suo pugno, per riassumere la grandezza di una vita spesa a gloria di Dio e a servizio del  “caro prossimo”.

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Sabato, 19 Gennaio 2008 19:30

Il Vicolo del Borgo

Con la mostra "L'occhio e la memoria" l'Associazione Helios non si era solamente posta l'obiettivo di far rivivere usi e costumi tradizional e di creare un archivio fotografico acutino, ma anche di promuovere la ricerca etnografica e storica, allo scopo di pubblicare un libro dove le diverse ricerche multidisiplinari che sono state avviate possano, una volta completate, trovare una collocazione definitiva e coerente.In particolare, assieme a Gianluigi Bellucci ed Eleonora Cori, abbiamo formato un gruppo di studio sullo sviluppo urbanistico di Acuto, i cui primi risultati sono stati presentati nell'ambito dell'ultima edizione della mostra. Ne proponiamo qui una sintesi.
Ci siamo impegnati in questa ricerca con l'obiettivo di ricostruire l'aspetto dei principali edifici acutini dei secoli scorsi, come le chiese di S.Maria e di S.Nicola, l'Ospedale dei poveri, il Castello.

I documenti


Nel portare avanti L'Arco di Acutoquesto progetto, abbiamo esplorato gli ultimi secoli di evoluzione urbanistica del "centro storico", cioé di quella zona del paese delimitata dall'arco, o "Porta di Acuto".
 Così esso viene indicato nei documenti cinqe e seicenteschi che ci hanno ispirati e guidati in questa ricerca. Si tratta di libri e fogli singoli appartenenti in gran parte all'archivio parrocchiale di S. Maria: alcuni di essi riportano la minuta descrizione dei singoli abitanti, delle abitazioni in cui vivevano, delle loro attività (commerciali, artigianali, agricole), dell'estensione delle parrocchie e della toponomastica delle strade nel corso dei secoli.
 Ma oltre ai documenti scritti, abbiamo avuto modo di ricercare e di consultare altri tipi di documento, trovandone persino di più immediati e suggestivi. Esistono infatti molte tracce che, avendo superato le vicissitudini dei secoli, ancora resistono nel cuore del paese, disponibili a rendere partecipi dei loro segreti chi voglia dedicare loro un po' d'attenzione. Così, seguendo i pochi indizi che avevamo a nostra disposizione, ci siamo imbattuti in sorprendenti affreschi ed insospettabili passaggi segreti, residui di un passato secolare che oggi sembra destinato ad un irresponsabile disinteresse e ad un penoso oblio.
Le trasformazioni architettonico-urbanistiche qui trattate sono accompagnate, in un inestricabile intreccio di cause ed effetti, a quelle sociali ed economiche, ed è impossibile distinguere nettamente queste sfaccettature della vicenda storica. Lo spazio di questo articolo può offrire in proposito solo una rapida panoramica, e molti sono gli aspetti che meriterebbero ulteriori approfondimenti. E' la nostra stessa ricerca, del resto, a richiedere il contributo di molte discipline. Essa è lontana dall'essere conclusa: sarà necessario verificare le potenzialità di tutti quei filoni che non abbiamo ancora approfondito, a cominciare dai documenti custoditi (?!?) nell'archivio comunale. Nondimeno abbiamo ritenuto che vi fosse già materiale in grado di suscitare l'interesse da parte dei lettori.
Le illustrazioni a corredo di questo articolo, ad esempio, permettono di avere una visione diretta della storia urbanistica di Acuto, e sintetizzano eloquentemente la trasformazione lenta, ma radicale, dell'originario castello medioevale nel sobborgo periferico di oggi.Acuto nel 1528

 

Gli sviluppi urbanistici

Il torrione di Acuto (Piazza Regina Margherita) Acuto, la cui fondazione si fa risalire al IV secolo, è stata fortificata in età medioevale con una cinta muraria particolarmente imponente, della quale sono ancor oggi ben distinguibili una decina di torri, alcune qudrate, altre circolari. In questo periodo si consumò una lunga lotta per il possesso del feudo del Castrum Acuti, combattuta da parte dei diversi aspiranti feudatari, tra i quali emerse infine la figura del Vescovo di Anagni. Nel 1275 la questione sembrava definitivamente risolta a favore di quest'ultimo, che assunse il titolo di Signore di Acuto.
 La difesa costitutiva una priorità assoluta, in un'epoca dominata dalla legge del più forte, ed in cui le invasioni e le guerre erano all'ordine del giorno. Il sistema murario, di per sé notevole, era rafforzato nella parte meno scoscesa, che fronteggiava l'ubbro, da un terrapieno fortificato, che fu poi incorporato del tutto all'interno delle abitazioni settecentesche di Piazza Regina Margherita (o, più semplicemente, Piazza Grande).

La situazione di continuo pericolo rendeva indispensabili ogni sorta di precauzioni per assicurare la sicurezza della corte. Tra queste, necessariamente, la possibilità di sottrarsi ad un assedio con la fuga, attraverso passaggi scavati direttamente nella roccia, e difficilmente controllabili dai nemici. Paolo Sarandrea ha scoperto uno di questi passaggi segreti, che si trovava esattamente sotto la Rocca della Corte, e che permetteva di svicolare attraverso un percorso sotterraneo fino alla Portella. Quello che un tempo era un passaggio unitario, è stato via via trasformato in una serie di cantine e cisterne, ma restano ancora eloquenti tracce della sua funzione originaria.Piazza Margherita, Acuto
Durante tutta l'età medioevale intorno al castello vero e proprio era andando aumentando il numero delle costruzioni civili, che sopitavano una popolazione in costante crescita. La terra costituiva allora la fonte di tutti i redditi, così le gelosie reciproche con la città di Anagni e i litigi sul diritto di pascolo nella campagna intermedia si protrassero per secoli, nonostante la comune sottomissione al Vescovo, che era la massima autorità religiosa e politica.
Fu proprio il vescovo a promulgare, intorno al 1520, la deinitiva redazione dello statuto della Comunità di Acuto, recentemente pubblicato dal Comune, e rimasto in vigore fino al 1816. Per favorire lo sviluppo di Acuto, il Vescovo aveva concesso ai suoi abitanti alcuni vantaggi feudali. La popolazione raggiunse i mille abitanti per la prima volta intorno al 1600, causando la preoccupazione degli anagnini, contrariati dai vantaggi di cui gli acutini potevano godere e che facevano crescere e prosperare il paesino a scapito della città principale, che contava all'epoca circa appena 2500 anime.
A partire da quest'epoca abbiamo delle indicazioni abbastanza chiare sull'aspetto del paese, che restava interamente compreso all'interno delle antiche mura.
Acuto ospitava allora un Ospedale dei Poveri, situato tra l'arco e la Chiesolina, dove adesso vivono le suore. All'epoca vi abitavano una decina di ospiti, per lo più anziani e orfani. Gli introiti dell'Ospedale, grazie ai quali era possibile sostentare queste persone, derivavano dalla rendita di alcuni terreni, che tendeva però a svalutarsi. Due secoli dopo, nel 1830 (quindi pochi anni prima che Maria de Mattias avviasse i lavori di costruzione di un edificio più grande per le sue suore), l'ospedale era ridotto ad una camera dal tetto sfondato, il cui pavimento era coperto di paglia, e privo di letti. Durante l'epidemia di colera del 1832 risultò così completamente inutilizzabile.
Tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento furono edificati dal vescovo Seneca anche l'Oratorio (attuale Chiesolina), e un monte frumentario. Si trattava di una banca d'altri tempi, in cui oggetto del credito non era il denaro, ma il grano per seminare da distribuire ai contadini poveri. E la povertà dei contadini era tale che più di qualche volta il vescovo fu costretto a rinunciare alla restituzione del grano, cosa che avrebbe ridotto alla fame intere famiglie.
Esistevano diversi forni e frantoi, appartenti alle famiglie più facoltose o alle chiese, come il forno di S.Nicola, posto nei locali sotto alla chiesa stessa.I locali e i macchinari (macine, forni) venivano affittati agli artigiani che vi lavoravano, e costituivano una delle fonti di reddito per il clero e per i nobili locali. Queste attività di lavorazione dei prodotti agricoli erano le principali "industrie" esistenti, e continuarono a funzionare senza grandi innovazioni per secoli: il frantoio che durante le scorse edizioni della mostra è stato aperto al pubblico era già funzionante nel Seicento, ma probabilmente è molto più antico.
L'interno della chiesa di S. Maria in Acuto Nel 1574 fu ampliata e restaurata la chiesa di Santa Maria Assunta, che manteneva comunque il suo impianto romanico, e doveva presentarsi come una costruzione abbastanza massiccia e pesante, priva del transetto e caratterizzata dal grosso campanile al lato della facciata. Questa era più arretrata rispetto all'attuale, e lascaiva lo spazio per una piazzetta, di fronte alla scalinata semicircolare del castello.
All'interno della Chiesa si trovavano gli altari delle famiglie più ricche, ma anche il cimitero parrocchiale. I morti venivano sepolti, a seconda dell'età e del lignaggio, in fosse diverse, e quest'usanza di seppellire i morti in chiesa doveva perdurare ben oltre il famoso editto di Napoleone sulla costruzione dei cimiteri. Nel 1828, la Commissione Pontificia ipotizzò la costruzione di un edificio che avrebbe ospitato il municipio, il palazzo di giustizia e le carceri in piazza R. Margherita, proprio di fronte alla chiesa. Ma i sacerdoti di S.Maria protestarono, sostenendo che le grida dei contadini durante i processi e quelle dei detenuti avrebbero disturbato le funzioni religiose, e che la mole del nuovo palazzo avrebbe impedito l'areazione della chiesa, le cui esalazioni avrebbero ristagnato, soprattutto nei mesi estivi.
L'igiene pubblica del resto era sempre stata precaria, le fogne erano per lo più scoperte, e anche se teoricamente era vietato allevare animali all'interno delle mura, ci sono diverse testimonianze che parlano di un paese abitato da una gran varietà di animali. Ciò favoriva senza dubbio il diffondersi di epidemie, specialmente in combinazione con annate agricole particolarmente scarse, o con inverni più rigidi del normale.
L'età media era estremamente bassa, sui venticinque-trenta anni, eppure la popolazione cominciò a crescere con ritmi sempre più veloci a partire dal 1800. Nel giro di pochi anni, le abitazioni divennero insufficienti per tutti, e si cominciò quindi a costruire a ridosso delle mura, e poi fuori di queste, in quello che veniva definito il Vicolo del Borgo.
Ancora nel 1830 per il borgo abitavano meno di cento persone su una popolazione che toccava ormai quota 2000.
Negli anni precedenti era stata abattuta la chiesa parrocchiale di S.Nicola, e scartabbellando i diversi documenti vien fuori una storia non limpidissima. Ne fu protagonista il parroco di S.Nicola, che godeva di un altro beneficio a Roma, e non seguiva quindi con molta continuità nè interesse la sua parrocchia acutina.
La chiesa parrocchiale non versava in buone condizioni di conservazione, ed egli ne approfittò per chiederne la chiusura al vescovo. I parrocchiani di S.Nicola sarebbero stati assegnati metà al parroco di S.Pietro e metà a quello di S.Maria. Nonostante l'opposizione dei due parroci, che accusarono il "collega" di voler mantenere lo stipendio da parroco senza onorare gli impegni connessi, il vescovo accolse la richiesta, e fece demolire la vecchia chiesa (che era appartenuta ad un antico monastero benedettino) con l'intenzione di costruirne una nuova. Morì però prima di realizzare questo progetto, che non fu sostenuto dal suo successore. Si finì così per rivendere le travi e le pietre della chiesa, che furono utilizzate proprio per costruire le prime case del borgo.
Da allora la pianta del paese ha continuato ad allargarsi, essenzialmente lungo la Prenestina, ma anche lungo i pendii delle colline circostanti. In tal modo nel corso degli ultimi due secoli Acuto ha perduto l'aspetto che l'aveva caratterizzato nel passato, e che rendeva riconoscibilissimo il profilo di un paese interamente fortificato.
D'altra parte all'interno del centro storico è ancora possibile leggere i segni di questo passato, nelle iscrizioni, nei portali, nelle bifore e negli altri elementi costruttivi che fanno capolino qua e là tra i muri in sassi, che non hanno nulla in comune con quelli degli edifici moderni: nè la fredda linearità, nè la modularità, nè il distacco tipici magari del cemento armato. Essi non danno vita ad architetture lineari o univoche, ma a forme irregolari e arbitrarie, in un equilibrio al tempo stesso fragile e profondo, facile magari da alterare, ma che è impossibile distruggere del tutto.

Conclusioni


Questi muri hanno una storia che si misura in millenni: una storia di aggiustamenti e riaggiustamenti, costruzioni e distruzioni, terremoti, incendi, riadattamenti e restauri. Pietra su pietra, metro per metro, ogni loro curva, ogni loro anfratto custodisce la testimonianza delle molte generazioni che si avvicendarono nella cura di queste costruzioni interdipendenti. Ciascun muro ha infatti bisogno dell'altro per sostenersi, ciascuno è nato su uno strato più antico, che poggia direttamente sulla nuda roccia, la segue, vi si adatta, vi si nasconde, se ne nutre.
Questi muri che si incontrano, si fondono, si separano, queste pietre eternamente reciclate al loro interno, formano un complesso organismo di case, cantine, cunicoli, chiese, un'immagine concreta, quasi un calco fossile della società contadina che li ha edificati.
Si tratta di una ricchezza enorme che oggi viene dissipata stupidamente, e che, senza un intervento di salvaguardia immediato, in futuro potremo solo rimpiangere.

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