il giornalino di Acuto - Frosinone

Sabato, 19 Gennaio 2008 19:30

Il Vicolo del Borgo

Scritto da  Nino Piras
Vota questo articolo
(0 Voti)

Con la mostra "L'occhio e la memoria" l'Associazione Helios non si era solamente posta l'obiettivo di far rivivere usi e costumi tradizional e di creare un archivio fotografico acutino, ma anche di promuovere la ricerca etnografica e storica, allo scopo di pubblicare un libro dove le diverse ricerche multidisiplinari che sono state avviate possano, una volta completate, trovare una collocazione definitiva e coerente.In particolare, assieme a Gianluigi Bellucci ed Eleonora Cori, abbiamo formato un gruppo di studio sullo sviluppo urbanistico di Acuto, i cui primi risultati sono stati presentati nell'ambito dell'ultima edizione della mostra. Ne proponiamo qui una sintesi.
Ci siamo impegnati in questa ricerca con l'obiettivo di ricostruire l'aspetto dei principali edifici acutini dei secoli scorsi, come le chiese di S.Maria e di S.Nicola, l'Ospedale dei poveri, il Castello.

I documenti


Nel portare avanti L'Arco di Acutoquesto progetto, abbiamo esplorato gli ultimi secoli di evoluzione urbanistica del "centro storico", cioé di quella zona del paese delimitata dall'arco, o "Porta di Acuto".
 Così esso viene indicato nei documenti cinqe e seicenteschi che ci hanno ispirati e guidati in questa ricerca. Si tratta di libri e fogli singoli appartenenti in gran parte all'archivio parrocchiale di S. Maria: alcuni di essi riportano la minuta descrizione dei singoli abitanti, delle abitazioni in cui vivevano, delle loro attività (commerciali, artigianali, agricole), dell'estensione delle parrocchie e della toponomastica delle strade nel corso dei secoli.
 Ma oltre ai documenti scritti, abbiamo avuto modo di ricercare e di consultare altri tipi di documento, trovandone persino di più immediati e suggestivi. Esistono infatti molte tracce che, avendo superato le vicissitudini dei secoli, ancora resistono nel cuore del paese, disponibili a rendere partecipi dei loro segreti chi voglia dedicare loro un po' d'attenzione. Così, seguendo i pochi indizi che avevamo a nostra disposizione, ci siamo imbattuti in sorprendenti affreschi ed insospettabili passaggi segreti, residui di un passato secolare che oggi sembra destinato ad un irresponsabile disinteresse e ad un penoso oblio.
Le trasformazioni architettonico-urbanistiche qui trattate sono accompagnate, in un inestricabile intreccio di cause ed effetti, a quelle sociali ed economiche, ed è impossibile distinguere nettamente queste sfaccettature della vicenda storica. Lo spazio di questo articolo può offrire in proposito solo una rapida panoramica, e molti sono gli aspetti che meriterebbero ulteriori approfondimenti. E' la nostra stessa ricerca, del resto, a richiedere il contributo di molte discipline. Essa è lontana dall'essere conclusa: sarà necessario verificare le potenzialità di tutti quei filoni che non abbiamo ancora approfondito, a cominciare dai documenti custoditi (?!?) nell'archivio comunale. Nondimeno abbiamo ritenuto che vi fosse già materiale in grado di suscitare l'interesse da parte dei lettori.
Le illustrazioni a corredo di questo articolo, ad esempio, permettono di avere una visione diretta della storia urbanistica di Acuto, e sintetizzano eloquentemente la trasformazione lenta, ma radicale, dell'originario castello medioevale nel sobborgo periferico di oggi.Acuto nel 1528

 

Gli sviluppi urbanistici

Il torrione di Acuto (Piazza Regina Margherita) Acuto, la cui fondazione si fa risalire al IV secolo, è stata fortificata in età medioevale con una cinta muraria particolarmente imponente, della quale sono ancor oggi ben distinguibili una decina di torri, alcune qudrate, altre circolari. In questo periodo si consumò una lunga lotta per il possesso del feudo del Castrum Acuti, combattuta da parte dei diversi aspiranti feudatari, tra i quali emerse infine la figura del Vescovo di Anagni. Nel 1275 la questione sembrava definitivamente risolta a favore di quest'ultimo, che assunse il titolo di Signore di Acuto.
 La difesa costitutiva una priorità assoluta, in un'epoca dominata dalla legge del più forte, ed in cui le invasioni e le guerre erano all'ordine del giorno. Il sistema murario, di per sé notevole, era rafforzato nella parte meno scoscesa, che fronteggiava l'ubbro, da un terrapieno fortificato, che fu poi incorporato del tutto all'interno delle abitazioni settecentesche di Piazza Regina Margherita (o, più semplicemente, Piazza Grande).

La situazione di continuo pericolo rendeva indispensabili ogni sorta di precauzioni per assicurare la sicurezza della corte. Tra queste, necessariamente, la possibilità di sottrarsi ad un assedio con la fuga, attraverso passaggi scavati direttamente nella roccia, e difficilmente controllabili dai nemici. Paolo Sarandrea ha scoperto uno di questi passaggi segreti, che si trovava esattamente sotto la Rocca della Corte, e che permetteva di svicolare attraverso un percorso sotterraneo fino alla Portella. Quello che un tempo era un passaggio unitario, è stato via via trasformato in una serie di cantine e cisterne, ma restano ancora eloquenti tracce della sua funzione originaria.Piazza Margherita, Acuto
Durante tutta l'età medioevale intorno al castello vero e proprio era andando aumentando il numero delle costruzioni civili, che sopitavano una popolazione in costante crescita. La terra costituiva allora la fonte di tutti i redditi, così le gelosie reciproche con la città di Anagni e i litigi sul diritto di pascolo nella campagna intermedia si protrassero per secoli, nonostante la comune sottomissione al Vescovo, che era la massima autorità religiosa e politica.
Fu proprio il vescovo a promulgare, intorno al 1520, la deinitiva redazione dello statuto della Comunità di Acuto, recentemente pubblicato dal Comune, e rimasto in vigore fino al 1816. Per favorire lo sviluppo di Acuto, il Vescovo aveva concesso ai suoi abitanti alcuni vantaggi feudali. La popolazione raggiunse i mille abitanti per la prima volta intorno al 1600, causando la preoccupazione degli anagnini, contrariati dai vantaggi di cui gli acutini potevano godere e che facevano crescere e prosperare il paesino a scapito della città principale, che contava all'epoca circa appena 2500 anime.
A partire da quest'epoca abbiamo delle indicazioni abbastanza chiare sull'aspetto del paese, che restava interamente compreso all'interno delle antiche mura.
Acuto ospitava allora un Ospedale dei Poveri, situato tra l'arco e la Chiesolina, dove adesso vivono le suore. All'epoca vi abitavano una decina di ospiti, per lo più anziani e orfani. Gli introiti dell'Ospedale, grazie ai quali era possibile sostentare queste persone, derivavano dalla rendita di alcuni terreni, che tendeva però a svalutarsi. Due secoli dopo, nel 1830 (quindi pochi anni prima che Maria de Mattias avviasse i lavori di costruzione di un edificio più grande per le sue suore), l'ospedale era ridotto ad una camera dal tetto sfondato, il cui pavimento era coperto di paglia, e privo di letti. Durante l'epidemia di colera del 1832 risultò così completamente inutilizzabile.
Tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento furono edificati dal vescovo Seneca anche l'Oratorio (attuale Chiesolina), e un monte frumentario. Si trattava di una banca d'altri tempi, in cui oggetto del credito non era il denaro, ma il grano per seminare da distribuire ai contadini poveri. E la povertà dei contadini era tale che più di qualche volta il vescovo fu costretto a rinunciare alla restituzione del grano, cosa che avrebbe ridotto alla fame intere famiglie.
Esistevano diversi forni e frantoi, appartenti alle famiglie più facoltose o alle chiese, come il forno di S.Nicola, posto nei locali sotto alla chiesa stessa.I locali e i macchinari (macine, forni) venivano affittati agli artigiani che vi lavoravano, e costituivano una delle fonti di reddito per il clero e per i nobili locali. Queste attività di lavorazione dei prodotti agricoli erano le principali "industrie" esistenti, e continuarono a funzionare senza grandi innovazioni per secoli: il frantoio che durante le scorse edizioni della mostra è stato aperto al pubblico era già funzionante nel Seicento, ma probabilmente è molto più antico.
L'interno della chiesa di S. Maria in Acuto Nel 1574 fu ampliata e restaurata la chiesa di Santa Maria Assunta, che manteneva comunque il suo impianto romanico, e doveva presentarsi come una costruzione abbastanza massiccia e pesante, priva del transetto e caratterizzata dal grosso campanile al lato della facciata. Questa era più arretrata rispetto all'attuale, e lascaiva lo spazio per una piazzetta, di fronte alla scalinata semicircolare del castello.
All'interno della Chiesa si trovavano gli altari delle famiglie più ricche, ma anche il cimitero parrocchiale. I morti venivano sepolti, a seconda dell'età e del lignaggio, in fosse diverse, e quest'usanza di seppellire i morti in chiesa doveva perdurare ben oltre il famoso editto di Napoleone sulla costruzione dei cimiteri. Nel 1828, la Commissione Pontificia ipotizzò la costruzione di un edificio che avrebbe ospitato il municipio, il palazzo di giustizia e le carceri in piazza R. Margherita, proprio di fronte alla chiesa. Ma i sacerdoti di S.Maria protestarono, sostenendo che le grida dei contadini durante i processi e quelle dei detenuti avrebbero disturbato le funzioni religiose, e che la mole del nuovo palazzo avrebbe impedito l'areazione della chiesa, le cui esalazioni avrebbero ristagnato, soprattutto nei mesi estivi.
L'igiene pubblica del resto era sempre stata precaria, le fogne erano per lo più scoperte, e anche se teoricamente era vietato allevare animali all'interno delle mura, ci sono diverse testimonianze che parlano di un paese abitato da una gran varietà di animali. Ciò favoriva senza dubbio il diffondersi di epidemie, specialmente in combinazione con annate agricole particolarmente scarse, o con inverni più rigidi del normale.
L'età media era estremamente bassa, sui venticinque-trenta anni, eppure la popolazione cominciò a crescere con ritmi sempre più veloci a partire dal 1800. Nel giro di pochi anni, le abitazioni divennero insufficienti per tutti, e si cominciò quindi a costruire a ridosso delle mura, e poi fuori di queste, in quello che veniva definito il Vicolo del Borgo.
Ancora nel 1830 per il borgo abitavano meno di cento persone su una popolazione che toccava ormai quota 2000.
Negli anni precedenti era stata abattuta la chiesa parrocchiale di S.Nicola, e scartabbellando i diversi documenti vien fuori una storia non limpidissima. Ne fu protagonista il parroco di S.Nicola, che godeva di un altro beneficio a Roma, e non seguiva quindi con molta continuità nè interesse la sua parrocchia acutina.
La chiesa parrocchiale non versava in buone condizioni di conservazione, ed egli ne approfittò per chiederne la chiusura al vescovo. I parrocchiani di S.Nicola sarebbero stati assegnati metà al parroco di S.Pietro e metà a quello di S.Maria. Nonostante l'opposizione dei due parroci, che accusarono il "collega" di voler mantenere lo stipendio da parroco senza onorare gli impegni connessi, il vescovo accolse la richiesta, e fece demolire la vecchia chiesa (che era appartenuta ad un antico monastero benedettino) con l'intenzione di costruirne una nuova. Morì però prima di realizzare questo progetto, che non fu sostenuto dal suo successore. Si finì così per rivendere le travi e le pietre della chiesa, che furono utilizzate proprio per costruire le prime case del borgo.
Da allora la pianta del paese ha continuato ad allargarsi, essenzialmente lungo la Prenestina, ma anche lungo i pendii delle colline circostanti. In tal modo nel corso degli ultimi due secoli Acuto ha perduto l'aspetto che l'aveva caratterizzato nel passato, e che rendeva riconoscibilissimo il profilo di un paese interamente fortificato.
D'altra parte all'interno del centro storico è ancora possibile leggere i segni di questo passato, nelle iscrizioni, nei portali, nelle bifore e negli altri elementi costruttivi che fanno capolino qua e là tra i muri in sassi, che non hanno nulla in comune con quelli degli edifici moderni: nè la fredda linearità, nè la modularità, nè il distacco tipici magari del cemento armato. Essi non danno vita ad architetture lineari o univoche, ma a forme irregolari e arbitrarie, in un equilibrio al tempo stesso fragile e profondo, facile magari da alterare, ma che è impossibile distruggere del tutto.

Conclusioni


Questi muri hanno una storia che si misura in millenni: una storia di aggiustamenti e riaggiustamenti, costruzioni e distruzioni, terremoti, incendi, riadattamenti e restauri. Pietra su pietra, metro per metro, ogni loro curva, ogni loro anfratto custodisce la testimonianza delle molte generazioni che si avvicendarono nella cura di queste costruzioni interdipendenti. Ciascun muro ha infatti bisogno dell'altro per sostenersi, ciascuno è nato su uno strato più antico, che poggia direttamente sulla nuda roccia, la segue, vi si adatta, vi si nasconde, se ne nutre.
Questi muri che si incontrano, si fondono, si separano, queste pietre eternamente reciclate al loro interno, formano un complesso organismo di case, cantine, cunicoli, chiese, un'immagine concreta, quasi un calco fossile della società contadina che li ha edificati.
Si tratta di una ricchezza enorme che oggi viene dissipata stupidamente, e che, senza un intervento di salvaguardia immediato, in futuro potremo solo rimpiangere.

Letto 6806 volte Ultima modifica il Martedì, 22 Gennaio 2008 22:54

Video

Galleria immagini

Devi effettuare il login per inviare commenti

Articoli più letti questo mese

Articoli più letti questa settimana

AVVERTENZA: questo sito consente l’invio di cookie di terze parti, per inviarti messaggi in linea con i tuoi interessi e a fini statistici. Proseguendo la navigazione l’utente presterà il consenso all’uso dei cookie. Per ulteriori informazioni o per negare il consenso,all'installazione di tutti o di alcuni cookies, si veda l'informativa sui coockies (cliccare qui).

Accetto i cookie da questo sito